La sciara

foto Lorenzo Loreti

Le onde ricoprivano il pontile di Pecorini, sollevando nu­vole di spruzzi, e le nasse, legate tra le barche in secco, parevano volersi sciogliere dagli anelli.
Anche le ginestre della pergola di Nino Tizzone, sfrut­tando il vento, si erano liberate dai legacci di ferro filato e volavano sopra i tetti.
La mareggiata, durante la notte, aveva pavimentato di sassi la terrazza della caserma dei carabinieri e la porta non si apriva.
Era quasi l’alba e Carmelo sentiva il bisogno di uscire.
Quella notte non aveva dormito.
Di sicuro era stato il vento a tenerlo sveglio, pareva gli volesse portare il mare sin dentro il letto.
Forse lo aveva disturbato anche quel pensiero che gli ronzava per la testa.

Comunque fosse: non sopportava più quella stanza.
Quando tirava vento, si sentiva in mezzo alla bufera per gli spifferi che entravano dalla porta-finestra. C’erano fes­sure larghe un dito ma l’infisso non lo si poteva cambiare, l’arma non aveva fondi e poi sull’isola falegnami non ce n’erano.
Così si era dovuto arrangiare con le buste di carta gial­la in dotazione alla caserma, quelle d’ordinanza. Le aveva piegate a fisarmonica e infilate nelle spaccature, ma non era stato sufficiente.
Carmelo non poteva nemmeno cambiare stanza perché quella spettava al comandante, per via del balcone con il porta bandiera.
E il comandante era lui.
A dire il vero non sopportava più nemmeno gli isolani.